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Secondo i dati BES 2013, il rischio di povertà calcolato sul reddito 2010 cresce dal 31% al 34,5% nel Mezzogiorno.

Mantenere uno standard di vita dignitoso per gli italiani è sempre più difficile. Questo perché in Italia c’è una forte disuguaglianza di reddito in ragione di una ricchezza che è maggiormente concentrata nelle mani di una quota minoritaria di famiglie. Non a caso il Rapporto BES 2013 dell’Istat rivela come in Italia la deprivazione e la povertà, pur  tamponate dalla solidarietà familiare e dagli ammortizzatori sociali, registrino un aumento preoccupante.

Dal 2007 al 2011 c’è stato un calo del potere d’acquisto del 5% a fronte di una riduzione dei consumi in termini reali e di una propensione al risparmio che è passata dal 15,5% del 2007 all’11,5% del  giugno 2012.

Il rapporto mostra che i prezzi sono aumentati più dei consumi e dei redditi.
Il rapporto mostra che i prezzi sono aumentati più dei consumi e dei redditi.

Ed ancora, considerando l’erosione del potere d’acquisto generata dall’inflazione, il patrimonio delle famiglie italiane è sceso in termini reali del 3,3% in appena tre anni, dal 2007 al 2010. Buona parte di questo patrimonio è di natura immobiliare se si considera che il 72,4% delle famiglie vive in una casa di proprietà. E’ una percentuale più alta rispetto alla media dell’area euro (66,7%,), che dimostra una posizione di solidità patrimoniale migliore delle famiglie italiane rispetto a quelle di altri paesi europei.

Ma sulla distribuzione della ricchezza gli indicatori esprimono percentuali medie peggiori rispetto a quelle della media dell’Area Euro: nel 2011 il quinto più ricco della popolazione italiana ha ricevuto un reddito 5,6 volte superiore a quello del quinto più povero della popolazione.

Una maggiore e diffusa povertà e deprivazione si riscontra nelle Regioni del Mezzogiorno rispetto al Centro Nord, tra le donne e tra gli anziani che hanno in media un tenore di vita peggiore rispettivamente degli uomini e delle fasce di popolazione più giovani.

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